14. L’italiano Regio Ginnasio di Padova nelle sue varie trasformazioni (1866-1872)

  Nell’a.s. 1866-1867 nel nuovo Regio Ginnasio Liceale di Pa-dova i docenti Baita e Mancini diventarono ordinari, nonché entrarono in servizio i nuovi docenti, il docente ordinario Antonio Bassi (prima a Venezia) e i candidati Luigi Padrin e Paolo Vittanovich. Ma proprio Zanella lasciò il Ginnasio, in quanto nominato dal nuovo Stato del Tricolore a Professore ordinario di Letteratura italiana nell’Universi-tà. A succedergli come Direttore del R. Ginnasio Liceale di Padova fu, dal dicembre 1866, Onorato Occioni (1830-1895) (vedi qui in tarda età), il primo Preside laico del Ginnasio. Nacque a Venezia da una famiglia, un cui membro, Giovanni Luigi (forse uno zio del padre, Giovanni Paolo), era stato un tenente della Quinta Compagnia (di Venezia) delle Guardie d’Onore della Guardia Reale italiana, caduto in Russia nel 1812. Sulle orme del prozio, Onorato prese parte nel 1848-49 alla difesa della Repubblica Veneta per l’Unione Italiana. Si laureò poi a Padova nel 1850 in lettere, insegnò latino nell’I.R. Ginnasio di San Procolo a Venezia e italiano in quello di Trieste dal 1852 al 1853. Fu poi professore ordinario di Lingua e letteratura italiana nell’Università di Innsbruck. Si diede pure alla poesia, come alla traduzione degli autori latini e all’esame dell’in-fluenza della filosofia antica sugli autori classici italiani. Nel 1863 fu il primo Direttore del Ginnasio Comunale di Trieste (di lingua italiana, anziché tedesca come quello statale), sino al 1866 quando fu chiamato a dirigere l’italiano Regio Ginnasio Liceale di Padova. Già il Ministro Giuseppe Natoli aveva presentato al Re il testo del Decreto 4 marzo 1865, n°. 2229 con le seguenti parole, che erano la ripresa di quanto già molti decenni prima voluto da Ugo Foscolo, Eugenio, Scopoli e lo stesso Barbieri:

“Ogni nazione che voglia dar frutto di prosperità e grandeggiare nelle arti, nelle lettere e nelle scienze, dee serbar viva la memoria e profondo il culto di quegli uomini, cui va debitrice d’un patrimonio di gloria e di virtù. […] E poiché a questo nobile fine gioverà senza dubbio che nelle abitudini della gioventù dalle scuole s’innesti il culto verso quegli intelletti che maggiormente illustrarono la patria, il referente crede d’interpretar la mente della M.V. col proporle il qui unito Decreto, per cui i Licei dello Stato si qualificherebbero da nomi d’illustri Italiani viventi nell’evo medio e moderno, […] Poiché poi la gioventù delle scuole liceali abbia quotidianamente, a così dire, domestica testimonianza che ad ogni studioso prospetta il bene di potersi mantenere oltre la tomba onorato in ispecial guisa là dove nacque, o crebbe a maturità d’ingegno, o die’ saggi particolari del suo sapere, nella scelta delle denominazioni de’ Licei si è badato possibilmente a che ciascheduno di questi rimanga fregiato del nome d’un qualche letterato, scienziato o gagliardo pensatore politico che sia decoro più proprio della città o della provincia in cui ha sede l’istituto. […]”(“Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia”, n. 96 del 21 aprile 1865).

  In base a tale disposto generale, fu emanato il Regio Decreto 20 febbraio 1867, n°. 3621 (vedi qui) (pubblicato nella G.U. il 13 aprile 1867), che trasformò il Ginnasio nel Regio Ginnasio Liceale “E.C. Davila” di Padova. Enrico Caterino Davila (1576-1631) era infatti nato a Piove di Sacco e fu effettivamente il più illustre Padovano dei primi tre decenni del Seicento, autore della Historia delle guerre civili di Francia, completata nel 1630. E in effetti compariva nella costellazione dei 13 Padovani più illustri, approntata da Barbieri sulle volte della Sala delle Accademie a Santa Giustina nel lontano 1812. Ma non era certo il Padovano più il-lustre in assoluto, dato che, pure secondo Barbieri, questi era in realtà Tito Livio, che però risultava escluso dalla nuova normativa in quanto autore antico, anteriore quindi alla comparsa del primo Regno d’Italia (di Carlo Magno) nel 781. Alla fine dell’a.s. lasciò il Ginnasio Vittanovich. E finalmente il Regio Decreto 29 settembre 1867 n°. 3943 (vedi qui) (pubblicato nella G.U. del 10 ottobre 1867) stabilì la “parificazione dei Ginnasi e Licei nelle Provincie Venete” alla normativa scolastica italiana, con queste parole: 

“Art. 1. L’insegnamento del ginnasio inferiore e superiore nelle provincie venete è diviso e distinto nelle cinque classi che costituiscono il ginnasio, e nelle tre del liceo, secondo la legge 13 novembre 1859.”

Il Ginnasio Liceale fu così trasformato in una duplice realtà ossia nel Regio Liceo e Ginnasio “E.C. Davila” di Padova. Entrambi gli Istituti avevano il medesimo Direttore (da allora privo di cattedra) ossia Occioni e il medesimo Direttore spirituale ossia Tagliari. Ma i docenti erano diversi e agi-vano in base a diversi criteri. I docenti del Liceo avevano una cattedra per il loro rispettivo insegnamento su più classi o anni di corso. I docenti del Ginnasio invece erano i  docenti unici delle rispettive classi o anni di corso. 

Nell’a.s. 1867-1868 i docenti del Liceo erano: Gnesotto per letteratura greca e latina; il nuovo docente supplente Cesare Sorgato per letteratura italiana; Dalla Vedova per storia e geografia; Baita per filosofia; Ronzoni per fisica e chimica; Cattaneo per matematica; Keller per storia naturale. I docenti del Ginnasio erano invece: Mancini per la classe V; Bassi per la IV; Dal Maso, divenuto da supplente a docente reggente, per la III; Padrin, divenuto da candidato a docente reggente il 30/11/67, per la II; Navarini, divenuto da supplente a docente ordinario il 30/12/67, per la I. Al Ginnasio insegnava pure il nuovo docente incaricato Silvio Martini, di aritmetica. 

  Inoltre, nel corso di quest’a.s. si produsse l’ultima conseguenza della storica giornata a Torino del 4 novembre 1866: come aveva detto allora il Re, “L'Italia è fatta, se non compiuta: tocca ora agli Italiani saperla difendere, e farla prospera e grande.” Come? Anche istituendo un riconoscimento per quegli Italiani che si fossero maggiormente distinti al proposito. Da secoli ciò avveniva attraverso l’inserimento di sudditi in appositi Ordini Cavallereschi (“di collare”), istituiti dai vari sovrani, come ad esempio quelli della Giarrettiera (Inghilterra, 1348), della Santissima Annunziata (Savoia, 1362), del Toson d’Oro (Borgogna, 1430), di San Michele (Francia, 1469), dei Santi Maurizio e Lazzaro (Savoia, 1573), dello Spirito Santo (Francia, 1578), del Cardo (Scozia, 1687). Ma tutti questi Ordini erano appunto legati ai sovrani e alle loro dinastie e infatti sono rimasti tuttora anche quelli riferiti a Stati non più esistenti (come lo stesso Regno d’Italia). Ciò che mancava era invece un Ordine Cavalleresco legato a tutt’altro cioè alla Nazione, a una determinata nazione, e da conferire ai suoi cittadini, e il modello fu, ed è, la Legion d’Onore, istituita da Bonaparte Primo Console della Repubblica Francese nel 1802. Ma lo stesso uomo, Napoleone, una volta divenuto Re d’Italia, dotò i cittadini di un’analoga onorificenza, non sovrana o dinastica, bensì nazionale, legandola al più antico simbolo dell’”Italiani-tà” ossia alla Corona d’Italia: l’”Ordine della Corona di Ferro”, istituito il 5 giugno 1805. Il Gran Maestro fu lo stesso Napoleone; tra i Dignitari, Eugenio e Francesco Melzi d’Eril; tra i Commendatori, Luigi Vaccari; tra i Cavalieri, Giovan-ni Scopoli. Scomparso il Regno d’Italia, Francesco I, una volta divenuto Re Lombardo-Veneto, rifondò la medesima onorificenza come Ordine della Corona Ferrea il 7 aprile 1815. Francesco I, Ferdinando I e Francesco Giuseppe I ne furono i successivi Gran Maestri. I suoi membri erano i Cavalieri, di prima, di seconda e di terza classe. Tra loro ci furono pure molti dei funzionari austriaci sin qui menzionati, ma anche, quale cavaliere di terza classe, Francesco Maria Franceschi-nis. Ora, dopo l’annessione del Veneto all’Italia e dunque la completa scomparsa del Regno Lombardo-Veneto, nonché il ritorno della Corona Ferrea nel nuovo Regno d’Italia, come Corona d’Italia, Vittorio Emanuele II dotò gli Italiani di un Ordine Cavalleresco non più dinastico, bensì nazionale, ricollegandolo espressamente ai primi due e soprattutto al primo di essi. E a tal scopo emise il Regio Decreto 20 febbraio 1868 n°. 4251, che diceva:

 

“Essendosi non ha guari consolidata, mercé l’annessione della Venezia, l’indipendenza e l’unità d’Italia, abbiamo determinato di consecrare la memoria di questo gran fatto, mercé l’istituzio-ne di un nuovo Ordine Cavalleresco, destinato a rimunerare le benemerenze più segnalate tanto degli Italiani che degli stranieri, e specialmente quelle che riguardano direttamente gl’interessi della nazione; quindi è che di Nostro moto proprio, in virtù della Regia Nostra prerogativa, abbiamo decretato e decretiamo quanto segue:

Art. 1. È istituito un nuovo Ordine Cavalleresco, che si denominerà ORDINE DELLA CORONA D’ITALIA del quale dichiariamo Gran Maestri Noi ed i Nostri Successori al trono d’Italia. […]” 

 L’Ordine era diviso nelle seguenti Classi: Gran Cordoni; Grandi Ufficiali; Commendatori; Ufficiali; e Cavalieri. Sino al 1884 vennero insigniti di quest’Ordine p.e.: nell’a.s. 1868-69 a Uff. De Leva e Zanella e a Cav. Occioni; nell’a.s. 1870-71 a Uff. Keller e a Cav. Dalla Vedova; nell’a.s. 1873-74 a Comm. Zanella; nell’a.s. 1874-75 a Comm. De Leva e a Cavv. Corradini e Grion; entro l’a.s. 1881-82: a Cavv. Gamba, Gnesotto, Politeo, Scalettaris;  nell’a.s. 1883-84 a Comm. Occioni e Dalla Vedova. L’Ordine della Corona d’Italia fu definitivamente sostituito nel 1951 dall’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, la cui insegna, nella sua attuale versione (risalente al 2001) (vedi qui), richiama nel disegno generale l’antica insegna.          

  Alla fine dell’a.s. lasciò il Liceo Keller (vedi qui in tarda età), in quanto no-minato non solo a docente straordinario, ma soprattutto a Direttore sia dell’Orto agrario, sia del Gabinetto di storia naturale, dell’Universi-tà. 

Nell’a.s. 1868-1869 perciò entrò in servizio nel Liceo il docente incaricato Antonio Frasson, di storia naturale. 

Nell’a.s. 1869-1870 Sorgato da supplente e Frasson da incaricato divennero entrambi docenti reggenti. Il 16 giugno 1870 Ronzoni divenne socio ordinario dell’Accademia (dopo Bonato, De Leva, Keller e Zanella).

 Nell’a.s. 1870-71 Dal Maso e Padrin da reggenti divennero  docenti ordinari. E soprattutto, Occioni divenne il Preside del R. Liceo e Ginnasio “Ennio Quirino Visconti” e dell’an-nessa R. Scuola Tecnica di Roma, in quell’a.s. presa, annessa e divenuta la definitiva Capitale d’Italia. Pertanto già nel gennaio 1871 venne nominato a Direttore del R. Liceo e Ginnasio “Davila” di Padova Pietro Molinelli. Milanese, era stato docente di grammatica e poi di umanità dal 1841-42 nell’IR Ginnasio di Mantova, nonché supplente di latino e italiano dall’a.s. 1851-52 nell’IR Ginnasio Liceale di S. Alessandro a Milano, docente ordinario dall’8/10/1856 nell’IR Ginnasio di Brescia e dal 10/2/1858 nell’IR Ginnasio di S. Alessandro a Milano; era divenuto Direttore dal-l’a.s. 1859-60 del R. Ginnasio Liceale e poi Liceo e Ginnasio di Porta Nuova, poi “Parini”, a Milano; dall’a.s. 1867-68 in pensione, consigliere di vigilanza del Convitto Nazionale Longone, nonché Assessore Comunale all’Istruzione di Milano. Richiamato in servizio a Padova, anche con incarico d’insegnamen-to universitario di storia antica, e assunta la direzione del R. Liceo e Ginnasio “Davila” di Padova il 14 marzo 1871, fece riattare le aule del Liceo e fondò il suo Teatro di Fisica. 

Nell’a.s. 1871-1872  ebbero luogo due eventi, che comunque incisero sulla storia dei ragazzi che da allora in poi frequentarono il Liceo. 

Il primo evento fu di carattere nazionale. Vittorio Emanuele II si era già insediato nel Quirinale e il Risorgimento si era davvero concluso. Nella nuova Italia, indipendente e unita attorno alla Città Eterna, fondata dai discendenti del figlio di Venere, guidato dalla sua Stella da Troia al Lazio, nonché destinata a dar all’Italia la propria unità ed estensione, Vittorio Emanuele II decise di riassumere il simbolo del Regno d’Italia di tutti i tempi, la Corona d’Italia, nel simbolo degli ultimi due Regni d’Italia ossia nella Stella d’Italia; e insieme di far divenire quest’ultima pure il segno distintivo degli Italiani chiamati  alla difesa della Patria ossia dei militari italiani, rispetto ai civili, ma anche ai militari di qualsiasi altro Paese. E perciò egli stesso comparve in una nuova, e definitiva, unifor-me (vedi qui), con le decorazio

  ni, la sciabola e l’elmo, che lo accompagnarono sino alla morte e dopo di essa furono ceduti alla città di Torino e si trovano nell’Armeria Reale, co-me p.e. l’Elmo (vedi qui).  In esso, sormontato da un’aquila sabauda simile a quella dello stemma del primo Regno d’Ita-lia napoleonico, il simbolo a smalto dell’Ordine della Corona d’Italia si trova inscritto e quasi riassunto nella stessa Stella d’Italia, la quale però si ritrova pure, in coppia, sul bavaro sia della giacca, sia del mantello del Sovrano. Non era che un esempio per ciò che egli sancì, per tutti, con il Regio Decreto 13 dicembre 1871 n°. 574, che diceva:

“Articolo 1. Tutte le persone soggette alla giurisdizione militare a mente dell’art. 323 del Codice penale militare per l’esercito e dell’articolo 362 di quello per la R. Marina porteranno, come segno caratteristico della divisa militare comune all’esercito od all’armata [navale], le stellette a cinque punte sul bavaro dell’abito della rispettiva divisa.”

 La Stella d’Italia era divenuta le Stellette, altrettanto esclusivamente italiane. Quelle Stellette, che tutti gli Italiani, compresi i giovani diplomati al Liceo, esibirono sulla propria divisa, cantando “E le stellette che noi portiamo/ son disciplina di noi soldà.” Per anni, per decenni, per più di 132 anni. Durante quel periodo, portando quelle stellette, combatterono al fronte anche i docenti e gli ex-studenti del Liceo caduti sino alla seconda guerra mondiale, ma anche gli ex-studenti caduti durante la Resistenza, dato che, pur essendo civili, combatterono con il bracciale tricolore con impressa la Stella d’Italia, simbolo del Corpo Volontari della Libertà (CVL)  del Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia (CLNAI). Compreso lo stesso studente in corso del Liceo che cadde da Partigiano nelle ultime ore del conflitto, la sera del 28 aprile 1945. Lo stesso Tricolore Italiano, proprio perché era nato (in quanto “Stendardo tricolorato Nazionale Lombardo” dell’Amministrazione Generale della Lombardia) come bandiera della Prima Coorte della Legione Lombarda, cimentatasi già nella battaglia di Arcole del 1796, divenne perciò la Bandiera della Nazione Cisalpina e poi Italiana. Così la Stella d’Italia, proprio perché aveva accompagnato tutta la storia del Paese dal Risorgimento sino alla Resistenza compresa, è diventata perciò l’elemento centrale dello stemma della Repubblica Italiana, il quale è in vigore dal 28 maggio 1948 (vedi qui).  

Solo in questo quadro normativo molto più simile alla realtà attuale avvenne infine anche l’altro grande evento di quell’a.s. ossia la nuova, e definitiva, denominazione del Liceo. Infatti, dietro pressione degli stessi docenti di allora del R. Liceo e Ginnasio “Davila” di Padova, insofferenti di questa denominazione e desiderosi di veder la scuola dedicata a Tito Livio, vissuto in un’Italia (romana) già allora estesa sino alle Alpi, il Ministro Cesare Correnti fece emanare il Decreto Ministeriale del 1° marzo 1872, che diceva:

“Il Ministro della Pubblica Istruzione, veduto il Regio Decreto del 4 marzo 1865 (N. 2229) per la denominazione dei Regi Licei; sulla proposta del Consiglio dei Professori del regio Liceo Davila di Padova decreta:

Il Regio Liceo Davila di Padova assumerà d’or innanzi la denominazione di R. Liceo Tito Livio. 

Il Prefetto Presidente del Consiglio Provinciale scolastico di Padova curerà la esecuzione del presente Decreto.

Roma, 1° marzo 1872.          Pel Ministro, G. Cantoni.”

 Aveva così inizio, con Molinelli Preside (da allora) del Liceo e Direttore del Ginnasio, la nuova storia del Liceo come Regio Liceo e Ginnasio “Tito Livio” di Pa-dova (vedi qui l’ingresso principale nel 1935 circa). Una storia molto più movimentata dall’impetuosa crescita del numero degli allievi e dall’imperiosa ricerca di ben maggiori e nuovi spazi, e quindi da continui cantieri edili, ma anche da una costante ricerca di un’offerta formativa, che consentisse agli studenti di dare in ogni campo buona prova di sé, così da poter ripeter loro, come già Apollo a Iulo, e Barbieri agli originari allievi a Santa Giustina nel 1812: 

  macte nova virtute, puer, sic itur ad astra”.

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 La Corona Ferrea sarebbe stata riconsegnata al Duomo di Monza il 6 dicembre 1866. E tuttavia essa avrebbe accompagnato a Roma i cortei funebri di Vittorio Emanuele II nel 1878 e di Umberto I nel 1900 e sue riproduzioni si trovano sui loro sepolcri nel Pantheon. E soprattutto una sua riproduzione cinge la testa del rilievo bronzeo dell’Italia, che dal 1918 è al centro della scena dell’Aula della Camera dei Deputati nel Palazzo di Montecitorio. 
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 Il supplente Angelo Roncali, all’epoca, aveva appena 21 anni; troppo pochi per resistere al fascino di G. Garibaldi: arruolatosi Garibaldino, partecipò alla battaglia di Mentana del 3 novembre 1867. Poi concluse i suoi studi universitari, laureandosi in legge e diventando avvocato. Ma non smise di fare il traduttore e il docente di tedesco. Trasferitosi a Vercelli, esercitò da avvocato, ma anche insegnò tedesco nel Collegio Provinciale (poi divenuto Comunale). Dal 1°/10/1884 divenne docente titolare di tedesco nel R. Istituto Tecnico “M. Melloni” di Parma. Ben presto divenne professore (sempre incaricato) di Scienza delle finanze e Diritto finanziario in diverse Università, di Parma, di Messina e infine dall’a.a. 1889-90 di Genova. Qui morì nel 1917.       68
 Zanella sarebbe divenuto pure il 5 maggio 1867 Socio Ordinario dell’Accademia e il 26 aprile 1869 Membro Effettivo del Regio Istituto Veneto (il secondo ex-docente del Ginnasio dopo Giuseppe Barbieri). Nel 1871-72 sarebbe stato il Rettore dell’Università (il terzo ex-docente del Liceo dopo Felice Dianin e Giuseppe De Leva). Dopo la sua morte, nel 1888, il Ginnasio gli dedicò allora la seconda lapide nel Chiostro (vedi qui).
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 Antonio Keller sarebbe divenuto dall’a.a. 1871-72 docente ordinario di agraria e stima dei poderi e dal 17 maggio 1888 membro effettivo del R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti.
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 Onorato Occioni sarebbe divenuto pure, nell’a.a. 1871-72 docente incaricato. Dall’a.s. 1872-73 fu solo docente ordinario di eloquenza latina all’Università di Roma, nonché dal 1879 al 1883 il suo Rettore. Dopo la morte il 10 marzo 1895, gli sarebbe stata dedicata la terza lapide del Chiostro (vedi qui). 

Ultima modifica il 10-06-2021