11. Dal Ginnasio Comunale all’Imperial Regio Ginnasio di Padova (1818-1819)

Ma per il resto nulla sembrava mutare. Così, a Santa Giustina nelle giornate del 6, 7 e 8 aprile 1818 si svolsero gli esami interni degli allievi, alla presenza dell’Ispettore della Pubblica Istruzione Pimbiolo degli Engelfreddi. E il 23 aprile 1818 si svolse nella Sala delle Accademie la consueta cerimonia primaverile, in cui tenne la Prolusione degli Studi Antonio Visentini come Prefetto degli Studi del Collegio. Ma ormai lo stato d’incertezza sul destino futuro di Santa Giustina pesava sullo stesso Fiandrini, che, il 19 maggio 1818, ne attribuì la responsabilità all’indecisione del Comando Generale di Lattermann se destinare l’edificio a Casa degli Invalidi o a Ospedale Militare o anzi a nessuno dei due. Ma lo stesso Fiandrini annotò anche, il 28 maggio 1818, come Francesco I con sua Sovrana Risoluzione del 10 aprile 1818, trasmessa con Decreto del Governo Veneto del 3 maggio 1818 a Tornieri, avesse ordinato che “il Locale di Santa Giustina debba essere evacuato dal Civile” ossia dal Ginnasio, dal Collegio e anzi dal Comune di Padova entro il 31 agosto 1818, “ond’esser destinato ad uso di Ospitale Militare”, e che il Governo Veneto fosse incaricato di consegnare l’edificio, una volta sgombrato, al Comando Generale, affinché questo facesse trasportar lì, entro tale data, “gl’ammalati militari, ora esistenti nello spedale nuovo.” I lavori a Santo Stefano erano diventati ormai un’impellente necessità ed erano anzi segnati da un’acuta urgenza. Ciononostante a Santa Giustina si continuò con serenità l’anno scolastico, con la partecipazione del Collegio anzi a una grande festa cittadina in Prato della Valle in onore del Viceré Lombardo-Veneto Ranieri d’Asburgo, arrivato nella Villa Reale a Stra il 3 giugno 1818 e poi trattenutosi a Padova dal 12 al 15 giugno 1818. Così il 14 giugno 1818 tutti i Collegiali assistettero alle Corse dei Palii in Prato della Valle, come faceva, da un altro luogo, lo stesso Ranieri. Un mese dopo, il 14 luglio 1818, Fiandrini scrisse la sua ultima annotazione, riferendo di esser stato “sfrattato” dal suo appartamento a Santa Giustina per far posto al Parroco di Santa Giustina e di aver con ciò abbandonato per sempre il Collegio e la sua stessa Cronaca. Adducendo come sua ultima motivazione il fatto che tanto era ormai “prossimo lo sloggio di tutto il Collegio, per passare nel nuovo, che con gran magnificenza a spese sovrane si fabbrica in Santo Stefano”. I lavori a Santo Stefano dunque già fervevano. E sembrava ormai imminente il trasloco da anni previsto. E invece il 1° settembre 1818 il Collegio, e il Ginnasio Comunale, erano ancora lì, a Santa Giustina.

Perdurava infatti l’ostinazione di Lattermann nel ritenere Santa Giustina inadatta a divenir la nuova sede dell’Ospedale Militare e nell’insistere che essa ospitasse la Casa degli Invalidi, non-ché la sua proposta d’insediare invece l’Ospedale Militare nell’ex-Convento di Sant’Agostino (attuale Caserma “Piave”). Ed era pure evidente che i lavori a Santo Stefano, per quanto drasti-camente ridimensionati rispetto al progetto originario, avevano bisogno di più tempo per essere completati. D’altra parte il Ginnasio era ancora il Ginnasio Comunale perché occorreva prima l’effettiva traduzione italiana, introduzione e applicazione del Codice Ginnasiale austriaco. Perciò solo il 28 agosto 1818 fu emanata una nuova Sovrana Risoluzione relativa al-l’effettiva attivazione del Codice Ginnasiale e solo il 1° settembre 1818 fu emanato un apposito Decreto Aulico. Ma fu solo il 21 ottobre 1818 che il Viceré Ranieri d’Asburgo emise da Milano la Vice Reale Autorizzazione n. 2143, con la quale si ordinava la creazione del nuovo tipo d’istruzione ginnasiale, in base alla traduzione italiana effettivamente disponibile del Codice Ginnasiale austriaco. Perciò solo il 31 ottobre 1818 il Governo Veneto emanò un Decreto, rivolto al Direttore Generale dei Ginnasi e relativo al Codice Ginnasiale appena pervenuto da Milano e consegnato a Filiasi. In tale Decreto il Governo Veneto rendeva altresì noto di aver già inviato ai Regi Delegati Provinciali un numero congruo di copie del Codice Ginnasiale austriaco, perché fossero consegnate ai Prefetti degli Studi dei diversi Ginnasi e questi presentassero entro il 10 novembre 1818 le loro eventuali osservazioni circa le modalità più opportune per attivare immediatamente il Codice Ginnasiale cioè sin dall’inizio dell’anno scolastico 1818-1819. 

Il Codice Ginnasiale si occupava di: 1) “Requisiti che dee avere lo studente del Ginnasio”; 2) “Prescrizioni relative alla condotta morale degli studenti dei Ginnasj”; 3) “Coltura religiosa de-gli studenti dei Ginnasj”; 4) “Modi con cui mantenere la disciplina, e gradi di correzione”; 5) “Principio e termine dell’anno scolastico: giorni ed ore delle scuole e ferie”. A questo proposito l’anno scolastico doveva iniziare il 3 novembre (cioè, per allora, era già iniziato!) e concludersi il 14 settembre. 6) “Diversità dei Ginnasj: materie delle lezioni”. Essa diceva che il corso doveva durare sei anni, che ci sarebbero stati ginnasi di prima classe con sette maestri e ginnasi di seconda classe con sei maestri e che “vi saranno” Ginnasi di Prima Classe solo nelle città universitarie (Padova e Pavia) e nelle città capitali (Milano e Venezia). Le materie sarebbero state in primo luogo il Latino, che scandiva lo stesso percorso scolastico nelle prime quattro classi di Grammatica e nelle ultime due classi di Umanità (la penultima di Poesia e l’ultima di Retorica). A fianco del Latino, si sarebbe dovuto insegnare anche il Tedesco, l’Italiano, la Storia Naturale, la Fisica, la Geografia, la Storia, la Matematica, il Greco e la “Scienza della Religione”. 7) “Libri di testo e libri di lettura: apparato letterario”. Erano previsti per le seguenti discipline: “lingua tanto italiana, quanto latina e greca, e … belle lettere”; “geografia e … storia”; “storia naturale”; “fisica”; “matematica”; “religione”. 8) “Mezzi per promuovere la diligenza. Come si debba destare e dirigere la diligenza negli studenti individualmente”. 9) “Degli esami”. Si stabiliva che l’ultimo esame mensile di ogni semestre doveva essere il suo esame finale e perciò alla presenza del Vicedirettore del Ginnasio e sarebbe stato pubblico e tenuto solo per gli allievi con la sufficienza in tutte le materie. Dunque il primo esame pubblico utile era previsto già per la primavera del 1819 ed esso sarebbe stato la vera prova dell’avvenuta attivazione del Codice Ginnasiale. 10) “Determinazione del progresso degli studenti: premj e certificati”. 11) “Prescrizioni per quelli che studiano ed insegnano privatamente”; 12) “Direzione dei Ginnasj”. Si confermava quanto già detto al proposito. Ma si precisava anche che il Vicedirettore doveva ricevere dal Prefetto del Ginnasio ogni anno: a) il 3 novembre la “tavola contenente lo stato del ginnasio”; b) il 17 novembre la “nota degli studenti del ginnasio ammessi in quell’anno”; c) il 14 luglio il “rapporto sigillato relativamente ai Professori del ginnasio”; d) a metà aprile e a metà settembre gli “atti degli esami semestrali”. Tutti questi atti sarebbero stati spediti poi dal Vicedirettore al Delegato Provinciale (di Padova) e da questi poi al Governo (Veneto). Il Vicedirettore era incaricato comunque della funzione ispettiva per il proprio Ginnasio e della distribuzione, a fine anno scolastico, agli studenti più meritevoli dei premi, consistenti non più in medaglie, bensì solo in libri. 13) “Istruzioni pei Prefetti dei Ginnasi”. Il Prefetto non doveva avere più compiti didattici, ma, essendo comunque un Professore, avrebbe assunto in prima persona il compito di supplire i Professori assenti per breve tempo. Per assenze più lunghe egli avrebbe dovuto proporre il nome di un supplente esterno al Vicedirettore, che ne avrebbe disposto la nomina. Il Prefetto doveva tener aggiornati i seguenti libri: a) Gym-nasii matricula (elenco degli allievi iscritti per classe con nome, cognome, età e luogo di nascita); b) Liber calculorum (per ogni semestre le valutazioni e per ogni anno gli eventuali premi); c) Ordinationes scholasticae (la raccolta di tutta la normativa); d) Historia gymnasii (Patavini) (una sorta di “diario di bordo del Capitano”, in cui narrare tutto ciò che di ragguardevole per il Ginnasio potesse esser successo, di interno e di esterno a esso). A metà aprile di ogni anno tutti questi quattro libri dovevano esser consegnati al Vicedirettore, per la sua firma. 14) “Istruzione pei Catechisti dei Ginnasj”. La vera novità del Ginnasio austriaco fu l’introduzione del Catechista ossia del docente di Religione Cattolica, che figurava anzi come primo Professore del Ginnasio, avente il compito di coadiutore del Prefetto nella verifica e nella promozione della condotta ossia del comportamento dei singoli allievi. 15) “Avvertimento da servire di norma nell’Istruzione religiosa per la Classe Seconda di Umanità”. In tale classe terminale del Ginnasio il Catechista avrebbe dovuto far discutere gli allievi sui singoli argomenti proposti per abituarli a ragionare, in vista dei successivi “studi filosofici” all’Università. 16) “Istruzione pei Professori di geografia e di storia”. Tali due materie sarebbero state insegnate dai docenti di lettere per ogni anno di corso. Infine vi erano i “Modelli ad uso dei ginnasj” (i moduli).

Sul Codice Ginnasiale austriaco i Prefetti dei Ginnasi avrebbero dovuto far pervenire le loro eventuali osservazioni entro il 10 novembre 1818. Ma il Governo Veneto non ne ricevette, tanto che fu costretto a emanare da Venezia il 24 novembre 1818 una Circolare Governativa alle Delegazioni Provinciali che venivano invitate ad attivare al più presto il Codice Ginnasiale nei rispettivi Ginnasi, per la loro trasformazione in I.R. Ginnasi. Ma, a Padova, nulla si mosse, finché lo stesso Andreas Tornieri non scrisse al Governo Veneto che “non solo non venne pur anco attivato l’I.R. Ginnasio in questa città, ma che neppur uno attualmente ne esiste”. Ossia Tornieri sosteneva che esistesse solo il Ginnasio, privato, del Collegio di Santa Giustina, il cui Rettore, Macconcini, si era dichiarato tuttavia disposto, se richiesto, a far attivare il nuovo Codice Ginnasiale al “suo” Ginnasio. E’ evidente che sia Macconcini, sia Venturini, dovevano aver informato male Tornieri. Così, il Governo Veneto fu costretto a scrivere il 18 gennaio 1819 a Tornieri una memorabile lettera, che così diceva:

“Venezia, 18 gennaio 1819

Ha fatto molta sorpresa al Governo che codesta Regia Delegazione proferisca […] la non esistenza nella sua Provincia di verun ginnasio. […] Quando la Regia delegazione richiamarsi voglia la ripetizione degli atti corsi pel trasferimento del Ginnasio di S. Giustina, considerato sempre comunale, nel locale di S. Stefano, il quale [Ginnasio] deve convertirsi in erariale [cioè statale], non potrà mai proferire che in S. Giustina non v’esista che il Collegio dell’abate Macconcini. 

Il Governo ha sempre tenuto per due cose distinte il Ginnasio ed il Collegio di S. Giustina, diretti ambedue dal rettore abate Macconcini, i quali poi per sovrana volontà stanno per passare in S. Stefano […]. Egli è dietro le premesse cose che il Governo non può tener giustificata codesta regia Delegazione sul non aver potuto rispondere agli ordini del medesimo e perciò non fa buona la ragione addotta nel suo rapporto […]. Obbliterate le passate cose e ritenute per buone le superiormente esposte, codesta Regia Delegazione si occuperà della immediata attivazione del Ginnasio determinato da Sua Maestà per codesto Capoluogo seguendo nella medesima le tracce segnate dal Codice ginnasiale sul quale deve esser fondato interamente il relativo insegnamento. Sarà pertanto premurosa e speciale cura del Regio Delegato provinciale come Direttore locale del Ginnasio regio di Padova di dare a chi occorre gli ordini opportuni perché nel Ginnasio di S. Giustina, divenuto ginnasio erariale si organizzi immediatamente lo studio ginnasiale sul piano del relativo Codice e siano le cose disposte e approntato il corredo delle scuole in modo che pel primo del p.v. Maggio [per il 1° maggio 1819], alla qual epoca si danno per asciugate le pareti del locale di S. Stefano, l’anzidetto Ginnasio abbia a trasferirsi senza veruna alterazione in ordine all’insegnamento e alle scuole medesime.” 

Il messaggio era chiaro e senza dubbio fu immediatamente eseguito. Infatti Tornieri, in quanto Regio Delegato Provinciale di Padova e quindi Direttore del Ginnasio, inviò a Macconcini già il 26 gennaio 1819 un’ordinanza che, nella sua prima pagina, non era che la trascrizione, parola per parola, delle medesime istruzioni a lui arrivate dal Governo Veneto. In questo documento, presente tuttora nel “Tito Livio”, Tornieri non mancava peraltro, a nome del Governo Veneto, di dare più specifiche istruzioni: 

“[p.2.] Quanto al locale: benché il locale di Santo Stefano presenti le più belle e adattate Scuole Ginnasiali delle Venete Provincie, pure non potendosene effettuare l’occupazione prima del venturo Maggio, dovrà il Ginnasio continuare a star congiunto col privato di Lei Convitto nel locale di Santa Giustina, ed il nuovo insegnamento ginnasiale servirà a comodo tanto dei Convittori che degli Scolari esterni. 

Quanto al Personale: l’Ab. Don Antonio Visentini di Venezia (nato nel 1787) trovandosi già da quattro anni in poi [dall’8 novembre 1814] nella qualità di Prefetto presso il Ginnasio di Santa Giustina, il Governo diviene a confermarlo provvisoriamente nella stessa qualità pel R. Ginnasio di Santo Stefano; quindi il C.R. Delegato secondo gli ordini ricevuti, nella qualità di Direttore locale, gli rilascia in nome del Governo la relativa lettera di nomina provvisoria. 

In qualità di Maestri delle Classi Grammaticali e di Umanità destina il Governo che si debba valere degli individui seguenti che furono da Lei suggeriti come idonei all’oggetto, i quali dovranno, ognuno nella loro classe, disimpegnar con zelo l’istruzione, e tutti insieme contribuire allo scopo che si contempla.

[p. 3] Maestri per le quattro Classi di Grammatica.

1. Ab. Giovanni Cerchiari di Este

2. Ab. Dr. Luigi Vettorazzo di Vicenza

3. Ab. Giovanni Salvagnini di Bagnoli

4. Ab. Giuseppe Melchiori di Padova.

Maestro per le due Classi di Umanità.

1. Ab. Giovanni Taldo di Vicenza.

Prima però che si organizzino definitivamente i predetti maestri, ama il Governo che a buona intelligenza ed effetto si senta Lei, Sig. Rettore, ed assicuri Ella ch’essi vogliano e siano in grado d’intrapren-dere il nuovo Ginnasiale insegnamento, e se pel giorno 1° Maggio p.v. l’attivato Erariale Ginnasio sarà in istato di passare perfezionato in S. Stefano, su di che devonsi trasmettere al Governo le sue risposte coll’osservazione del R. delegato per le opportune disposizioni da prendersi.

Ordina inoltre il Governo ch’Ella rimetta al R. Delegato la Specifica degli onorarj finora goduti dal Prefetto, e Maestri summentovati, e soggiunga sotto qual titolo li godeano, e da quai fonti venivano pagati.

[p. 4.] L’istesso deve farsi da Lei anche per l’inserviente del R. Ginnasio di che ne farà le funzioni per ora il bidello attuale di S. Giustina, di cui Ella indicherà il nome.

Il confermato Prefetto Ab. Visentini dovrà etiandio sostenere la Catechesi Religiosa presso l’Erariale Ginnasio finché sia appositamente invitato codesto Monsignor Vescovo dal R. Signor Delegato a proporre un idoneo soggetto, al quale fino all’effettuazione del regolare concorso, gli sarà affidata l’istruzione della Religione, e la recita dei Sermoni nei giorni festivi.     

Le due classi di Umanità nelle quali ritiene il Governo che gli studenti per quanto spetta alla storia, al-l’Algebra, alla Geometria, alla Fisica ed alla Lingua Greca sieno tutti ad uno stesso livello, saranno da tenere riunite per tutto il corso dell’anno corrente scolastico. Riunione che non sarebbe compatibile nell’anno venturo, perché in esso gli scolari della classe seconda si troveranno negli studi predetti molto bene avanzati in confronto di quelli della classe prima che avranno ad incominciarsi.

In quanto ai Testi.

Nell’annesso Foglio sub A. sono notati li testi che potranno adoperarsi nell’Erariale Ginnasio di S. Stefa-no in mancanza [p. 5.] della traduzione di quelli prescritti dal Codice, e che del pari si sono interinalmente introdotti nell’I.R. Ginnasio di Venezia.

Sarà dell’esperimentata di Lei intelligenza di conoscere se ad alcuni delli descritti testi potesse essere una adeguata sostituzione, onde meglio ottenere il divisato scopo della comune vantaggiosa istruzione ginnasiale […]

p. 6. […]  

Con la scorta pertanto di tutte queste istruzioni il R. Delegato Provinciale come Direttore locale del-l’Erariale Ginnasio di Santo Stefano deve dar corso al citato Decreto producendo a seco servizio il prescritto rapporto a senso del Codice Ginnasiale sulla eseguita attivazione di esso Ginnasio, sulla regolare preparazione del Personale e sull’altre occorrenze indispensabili per la completa esecuzione del De-creto suddetto, dichiarando perciò il Governo al Conte Regio Delegato Direttore di far conoscere nel proposito le sue operazioni e di suggerire gli opportuni regolamenti.

Colla scorta delle premesse istruzioni Ella è invitata ad attivare immancabilmente pel primo del p.v. Febbrajo l’insegnamento ginnasiale ed a presentare a risposta pron…ina le richiamate informazione.

Il Conte Regio Delegato Provinciale Torriani.”

Dal momento della ricezione e della lettura di questa ordinanza a Santa Giustina si può dire cominciasse l’immediata attivazione del Codice Ginnasiale al Ginnasio Comunale di Padova. Tanto che, come risulta dalla relazione del Governo Veneto all’Aulica Commissione di Studi ossia al “Ministero della Pubblica Istruzione” dell’Impero d’Austria a Vienna, inviata presumibilmente nella primavera del 1819, 

L’attivazione del Ginnasio di Padova nel locale di S. Stefano a carico dell’Erario ebbe cominciamento col primo di Febbraio p.p. [1° febbraio 1819]. Anche questo instituto nell’epoca determinata dai veglianti Regolamenti verificò a tenore del piano gli esami semestrali, in prova di che si rassegnano i qui annessi cataloghi, in unione alli rapporti del Direttor provinciale, da cui apparisce il risultamento dei medesimi.”     

In realtà, questa relazione attestava soltanto che il Ginnasio Comunale di Padova, che doveva installarsi a S. Stefano, era stato effettivamente attivato come Imperial Regio Ginnasio di Padova dal 1° febbraio 1819 e che in esso si erano svolti per la prima volta i previsti esami semestrali ossia al massimo entro il 15 aprile 1819. Ma non significava affatto che entro questa data il Collegio e il Ginnasio Comunale si fossero già trasferiti a Santo Stefano. In altri termini ciò che nacque il 1° febbraio 1819 era sì l’I.R. Ginnasio di Padova, ma sempre… a Santa Giustina.  

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Figura 43. Francesco I nel 1819 circa.

 Paradossalmente, molto prima che esso si trasferisse a Santo Stefano, fece a tempo a visitare sia Santa Giustina, sia Santo Stefano lo stesso… Imperatore d’Austria e Re Lombardo-Veneto, Francesco I d’Asburgo! Che dunque dovette, con la sua stessa presenza, contribuire a tale improvvisa “fretta” di Macconcini, di Tornieri, di de Goëss e di Ranieri. Quest’ultimo anzi era presente già il 3 febbraio 1819 a Treviso proprio in visita al Ginnasio Comunale a San Nicolò, per poi recarsi a Venezia ad attendere Francesco I. Una volta conclusa la visita di Venezia, Francesco e Ranieri giunsero a Padova alle 15.00 di sabato 27 febbraio 1819. L’indomani, domenica 28 febbraio 1819, dopo la S. Messa nella Basilica del Santo, i due passarono in rassegna le truppe schierate in Prato della Valle, poi visitarono la Basilica di Santa Giustina “e l’annesso convento, ove esaminò il tipo delineato dal militare per istabilirvi la casa degli invalidi; passò poi al convento di S. Agostino, indicato come opportuno per l’ospedal militare”, poi, dopo aver visitato la “casa di Forza” ossia il Carcere a Piazza Castello, “si recò all’I.R. Università, agli uffizi dei tribunali [ormai a San Gaetano], al liceo convitto [a Santo Stefano] e all’orto botanico. In tutti questi stabilimenti l’augusto Sovrano si degnò di farsi render conto di quanto può loro essere di maggiore utilità, e di promuovere o di approvare i progetti di miglioramento. […]” Alle 8.00 di lunedì 1° marzo 1819 i due fratelli partirono per Rovigo. 

Dunque Lattermann e il suo attuale successore, Johann Maria Philipp Frimont von Palota, avevano ottenuto quanto da loro richiesto: Santa Giustina sarebbe divenuta la sede della Casa de- 

gli Invalidi e l’Ospedale Militare sarebbe stato trasferito a Sant’Agostino. Ma, proprio perciò, il Collegio di Santa Giustina e l’ormai I.R. Ginnasio di Padova dovevano subito esser traslocati a Santo Stefano, che quindi Francesco I volle ispezionare. I giornali parlarono di visite accurate. E’ rimasta qualche traccia di esse? Sì, perché Francesco I era un uomo molto “metodico” e amava prendere nota di tutto ciò che vedeva e sentiva durante le sue visite. Si tratta del Diario di Viaggio dell’Imperatore Francesco I d’Austria dell’anno 1819. In esso Francesco I prendeva i seguenti appunti:

“Il 27 febbraio: 

[…] C’è qui [nella Locanda “Aquila d’Oro” in Piazza del Santo a Padova] una Delegazione, il Delegato è Tornieri, bravo, ma un po’ rozzo. Il Vicedelegato, Roner – non deve aver nessun talento, e non deve esser adatto al suo posto, ma deve esser buono, però deve imparare molto. […]

Una Municipalità, 

Podestà, il Conte Venturini, bravo.

La Città non ha quasi nessun debito, e cresce sulle rovine di Venezia anche in popolazione.

[…] nel Ginnasio, ci sono provvisoriamente i Professori del Convitto.

[…] Il 28 febbraio: Domenica.

Messa ascoltata nella Chiesa di Sant’Antonio […]

Poi in Prato della Valle sono state schierate le truppe […]

Poi nella Chiesa di S. Giustina […]

Nell’edificio di S. Giustina deve venire la Casa degli Invalidi – vedine la descrizione dell’anno 1814, adesso c’è ancora il Convitto; il preventivo per la costruzione della Casa degli Invalidi è contato in m/550 [550.000?] Lire, in questo preventivo però è compresa la costruzione di una bella facciata non necessaria e l’elevazione dell’ala prospiciente a Prato della Valle. Se il progetto viene condotto secondo la bozza del Feldmaresciallo Dedovich, ci sarà posto per 1.100 uomini, fra cui 70 ufficiali; gli Invalidi non devono star bene a Ceneda, Serravalle e Conegliano.

S. Agostino – vedi la descrizione dell’anno 1814, è ancora solo una Caserma, in essa deve venire l’Ospedale Militare, e la preparazione qui deve costare solo m/50 [50.000?] Lire. Le Sale, che son presenti, son belle grandi. La Chiesa, che è grande, ma in cattivo stato, e tra la quale e i restanti edifici c’è un piccolo cortile, deve esser ritirata dalla richiesta, per cui si ottiene molto materiale, comprese le pietre; vi sono ancora alcune colonne di marmo; devono essere rimosse dalla richiesta anche le parti fatiscenti dell’edificio nel cortile della Chiesa. L’edificio sarà allora del tutto libero e arioso; servì già una volta per Ospedale Militare, e fu ben trovato. Ci sarà posto per 600 malati.

Casa di Correzione, nel Castello, un tempo, dei Signori di Padova, non lontano dalla Specola, […] 

L’Università […]

La Biblioteca è proprio nel Capitaniato […]

 S. Gaetano – vedi la descrizione dell’anno 1814. Questo edificio è costruito benissimo. […] l’Ufficio notarile […] l’Archivio notarile […] il vecchio Archivio giudiziario […] il Tribunale di prima istanza […] la Sala delle udienze […] il nuovo Archivio del Tribunale […] l’Ufficio ipoteche […] Tasse e Registri […] In questa Casa c’era il Comando Generale, e la ha lasciata da sé; si afferma meramente per il fatto che il Segretario Quiatkowsky voleva avere un giardino, che lì non c’è.

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Figura 44. Facciata della Chiesa di Santo Stefano.

 S. Stefano – vedi la descrizione – ora adattata per il Convitto; la Chiesa [vedi la facciata con la Lapidazione di S. Stefano] è bellissima, destinata ora a una Sala per gli Esami [erede della “Sala delle Accademie” di Santa Giustina]; poi ci sono nell’edificio al piano terra alcune camere per il ricevimento della gente, una bella Chiesa  grande [le une e l’altra affacciate sui lati opposti, ovest ed est, dell’Atrio dell’attuale Palazzo S. Stefano], una bella stalla per cavalli [nell’at-tuale zona, allora murata, tra la porta d’accesso delle auto e la porta “Mameli”], solo che i [sei] posti dove stanno i cavalli sono troppo corti – il che però qui dev’esser abituale per il Paese; nel Cortile quadrangolare, che c’è al piano terra con colonnati aperti, ci sono tutt’attor-no 8 Scuole, camere grandi, elevate, luminose, in parte pronte appunto adesso, anche una Scuola di Scherma [l’attuale Segreteria Didattica] per l’uso del Convitto e del Ginnasio, che viene nel medesimo complesso, in un Cortile formato dal-l’edificio e da un muro non lontano presso la Stalla [quindi, ormai, in tutta la zona tra la parete esterna dell’ala meridionale del Chiostro e il muro esterno sull’attuale Via G. Stampa] viene una Scuola di Equitazione all’aperto. Nel 1° Piano c’è sopra la Cucina una Sala per il Refettorio, dove con una macchina far pervenire da quella le pietanze; poi l’Abitazione del Prefetto [Antonio Visentini] e del Viceprefetto; poi una grande Camera, per dormire per i più piccoli compagni Convittori, poi un Andito lungo i quattro lati con graziose Camere grandi e in parte piccole da entrambi i lati di esso per i Convittori, nelle quali dovunque uno venga – tutto pulitissimo e ottimo. C’è posto per 100 Convittori. Sopra al Refettorio è possibile destinare spazio a una Camerata ancora; poi c’è un grande Giardino presso la Casa [l’attuale Giardino della Residenza del Prefetto], e qui ci sono già le fondamenta su cui si può erigere un edificio ancora, per far posto, come ho ordinato, a 200 Convittori.

Dallo scorso autunno [dall’autunno del 1818] è già sgombrata la parte finita; Il Convitto potrebbe perciò trasferirsi questo autunno [nell’autunno del 1819]. In 3 anni [dal 1816 al 1819] è suddivisa la costruzione, che è stata fatta, a spese dello Stato, benissimo dall’Ingegnere della Provincia [Antonio Boni], che è bravo. Le attrezzature e le strutture non sono ancora qui; il Rettore del Convitto a S. Giustina [Antonio Macconcini] si dice non debba far nulla di inutile, e venir lasciato a lui di combinare dove egli lo farebbe in modo economico [ossia le autorità locali hanno raccomandato a Macconcini di portare a S. Stefano “le attrezzature e le strutture” strettamente indispensabili e perciò gli si è lasciato il compito di reperirle al miglior prezzo].

Le Aule in parte non sono ancora pronte, e dev’essere costruito ancora molto nelle Aule non completate. 

Orto Botanico […]”

Come si può constatare, si trattava di un Imperatore d’Austria molto attento a quanto avveniva “a spese dello Stato”, anche nella lontana Padova. In realtà il tempo continuò a passare e, una volta entrati nella primavera del 1819, dovevano essersi ormai svolti gli esami del primo semestre, tanto che Tornieri scrisse già il 28 marzo 1819 a Visentini una lettera (conservata nell’Archivio Storico del “Tito Livio”), che dice:

“Padova, li 28 Marzo 1819

La Regia Delegazione Provinciale 

Al Signor Prefetto del Ginnasio Erariale di Santa Giustina Padova

L’Eccelso C.R. Governo con Decreto 12 corrente [12 marzo 1819] N. 7206/916 P. richiama in triplo e scritto in carattere decente ed intelligibile i cataloghi portanti il risultamento degli esami semestrali, che deggiono aver luogo secondo prescrive il Codice Ginnasiale. Ella è dunque invitata a farmene sollecitamente la trasmissione.

Il Consigliere Regio Delegato Tornieri”

  Questi “cataloghi” del primo semestre dell’anno scolastico 1818-1819 dovevano avere la dicitura “Cesareo Regio Ginnasio di Santa Giustina di Padova”. E furono poi trasmessi da Visentini a Tornieri, da costui al nuovo Governatore Veneto Karl von Inzaghi, e da costui a Vienna, con la presentazione che abbiam già visto. Ben presto, però, secondo Donadello (cit., p. 14), Roner – Tornieri era forse già morto? - scrisse il 28 aprile 1819 a Macconcini, ribadendo 

“essere espressa volontà dell’Eccelso Governo che il divisato traslocamento del Ginnasio e Collegio, attualmente in santa Giustina, nel locale di Santo Stefano, abbia impreteribilmente da acquisirsi, giusta le Sovrane Determinazioni, col primo venturo Maggio [entro il 1° maggio 1819]. Non potrebbero quindi essere soverchiamente sollecite le disposizioni che Ella sarà per prendere, onde siano indeminutamente e nel prescritto termine eseguiti gli ordini dell’Eccelso Sovrano.”

Perché tutta questa fretta, quando lo stesso Francesco I si attendeva un trasloco solo per l’autunno del 1819? Il fatto era che gli atti ufficiali del Ginnasio dovevano portare la dicitura “Cesareo Regio Ginnasio di Padova”, ma anche lo specifico luogo della città. Per quanto riguar-da il primo semestre ce la si era cavata con la dicitura “Cesareo Regio Ginnasio di Santa Giusti-na di Padova”. Ma il primo semestre era ormai finito e occorreva procedere nel secondo semestre con la nuova dicitura “Cesareo Regio Ginnasio di Santo Stefano di Padova”, anche nei fatti ossia con l’effettivo trasloco. Solo così, secondo d’Inzaghi e Roner, si sarebbe rispettata la volontà del Sovrano; come dire: “più realisti del re”. In ogni caso, quest’ultima lettera ebbe infine l’effetto voluto. Infatti il 21 maggio 1819 tutto si concluse infine felicemente. In quel giorno, dichiara Donadello (cit., p. 14), si concluse il Processo Verbale, firmato da Roner e Macconcini, di consegna, da parte dello Stato, al Collegio dei locali di Santo Stefano, con la precisazione che

“già il fabbricato del locale era ridotto in qualche modo in istato di accogliere il Collegio co suoi convittori, come pure di ricevervi gli alunni del Ginnasio, eseguiti che sieno gli allestimenti di mobiglie e d’in-fissi già approvati in massima dall’Ecc. Governo e che dovranno indilatamente essere costruiti.”

Inoltre gli ambienti avrebbero avuto per locatario il Comune. Sembrava perciò si replicasse a Santo Stefano quanto già avvenuto a Santa Giustina nel “lontano” 23 marzo 1811. Il Processo Verbale chiariva inoltre che in tempi successivi a Macconcini sarebbe stato consegnato anche il terreno prospiciente l’attuale Via G. Stampa e sarebbero stati eseguiti a spese dello Stato tutti i lavori di ampliamento e di riparazione ancora necessari.

Nell’Archivio Storico del “Tito Livio” esiste poi una lettera che Roner inviò quello stesso giorno a Macconcini, ricordandogli che 

“Rappresentata all’E. Governo l’imperiosa circostanza di fondi perché possa seguire l’immediato traslocamento del Collegio e Ginnasio di S. Giustina in quello di S. Stefano di questa Città, con Decreto 12 corrente [12 maggio 1819] N. 13709/1589 P. divenne ad accordare in acconto delle chieste L. 2.000 per trasporti, e di L. 500 per per ispese imprevedute, un fondo di L. 1.000 in attenzione di un conto preventivo che attende con tutta sollecitudine per consegnare il rimanente della somma.

Seguita col Processo Verbale d’oggi sotto questo Numero la consegna del locale, altra difficoltà non rimane perché possano incominciarsi immediatamente i trasporti; perciò mentre Ella è invitata Signor Rettore a trasmettere indilatamente il conto approssimativo delle spese, potrà pur chiedere contemporaneamente l’assegno, qualora occorra sul fatto, delle L. 1.000 suddette in via d’acconto, od anche al caso di maggior somma, salvo sempre l’obbligo di giustificarne l’erogazione.      

Si rende poi indispensabile che abbia sul fatto ad incominciar l’esecuzione dei trasporti.”

Non esiste, a quanto consta, una data certa di tale trasloco. Ma il tenore delle missive citate non lascia adito a molti dubbi: i locali di Santo Stefano erano ormai nelle mani di Macconcini, che perciò doveva agire subito. Non poteva infatti disporre per molto tempo insieme di due così imponenti edifici statali, sia di Santa Giustina, sia di Santo Stefano. E, se c’era ancora qualche dubbio in merito, esso fu prontamente dissipato dall’immediato intervento del Governo Veneto e da quello comunque tempestivo della Regia Delegazione Provinciale di Padova, che agirono in un certo modo perché evidentemente davano ormai o per scontato o anzi per già avvenuto tale immediato trasloco. Infatti Roner scrisse già il 31 maggio 1819 (quando doveva ormai esser avvenuto, per ovvi motivi, il trasloco) al Signor Abate Don Giuseppe Bernardi, Direttore della Stamperia del Seminario di Padova, la seguente lettera, presente nell’Archivio Storico del “Tito Livio”:

 “L’E. Governo con Decreto dei 22 corrente [22 maggio 1819, un giorno dopo la consegna a Macconcini dei locali di Santo Stefano] N. 22898/1495 sopra proposizione avanzata da questa R. Delegazione ha approvato che venga a Lei Signor Abate Bernardi affidato in via interinale [in realtà per ben 32 anni!] l’incarico di Prefetto del Ginnasio Erariale esistente in questa Città. 

Questa R. delegazione in obbedienza agli ordini ricevuti col mentovato Decreto le dà la presente Lettera di nomina in qualità di provvisorio Prefetto, e la invita ad assumerne la funzione col giorno di doma-ni 1° giugno p.v. [dal 1° giugno 1819]; sia prevenuta che ne viene data parte all’E. Governo, affinché a datare dal detto giorno sia posto in conto il di Lei onorario, il quale pendenti le Sovrane determinazioni sulla classificazione dei Ginnasi erariali viene limitato a Fiorini 700 annui.

Non dubita questa R. Delegazione che Ella col suo zelo e con quella distinta attitudine che l’ha persuasa a proporre la di Lei persona preferibilmente ad altre, non saprà giustificare la scelta e meritarsi l’onore della Sovrana definitiva conferma, al che essa R. Delegazione concorrerà con ogni suo mezzo.”

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Figura 45. Intestazione della prima missiva inviata dal Regio Vice Delegato Provinciale Roner al Prefetto dell’I.R. Ginnasio di Santo Stefano Bernardi l’11 giugno 1819 (Archivio del Liceo “Tito Livio” di Padova).

Nel frattempo il Governo Veneto aveva convalidato con Decreto del 29 maggio 1819 la consegna dei locali di Santo Stefano a Macconcini per insediarvi il suo Collegio e l’I.R. Ginnasio di Padova. Infine l’Archivio Storico del “Tito Livio” conserva una lettera di Roner a Bernardi dell’11 giugno 1819, rivolta “Al Sig. Prefetto dell’I.R. Ginnasio di Santo Stefano, Padova.”

 Perciò si può legittimamente considerare il 1° giugno 1819 come il giorno in cui poté apparire a ragione la nuova dicitura “Cesareo Regio Ginnasio di Santo Stefano in Padova”. E come il giorno al quale si riallaccia anche la dicitura latina, che accompagna tuttora ogni documento della scuola: GYMNASIVM PATAVINVM AD DIVI STEPHANI [TITO LIVIO DEDICATVM] MDCCCXIX. Anche se la sua intitolazione a Tito Livio sarebbe avvenuta solo 53 anni dopo.

I più antichi atti ufficiali dell’I.R. Ginnasio di Padova furono perciò quelli relativi all’anno scolastico 1818-1819. Ed essi in effetti rimasero nella scuola per circa 150 anni. A questo proposito Nicolò Di Lenna ebbe modo nel 1923 di dichiarare:

Figura 46. Stemma del Liceo in uso nelle intestazioni degli attuali documenti del Liceo.

“[…] Ora il più antico registro esistente nell’Archivio è dell’anno scolastico 1818-1819. Contiene l’elen-co degli alunni (privati, esteri, godenti stipendio) iscritti nel I semestre di detto anno nel Cesareo Regio Ginnasio di Santa Giustina, che nel II semestre è chiamato C.R. Ginnasio di Santo Stefano. Si può quindi ritenere per certo che nel secondo semestre del 1818-1819 le Scuole di grammatica inferiore e superiore (I, II, III e IV), nonché quelle di umanità (V e VI) dai locali del Collegio […] di Santa Giustina […] si trasferissero in quelli del monastero di S. Stefano (attuale sede della nostra Scuola) […] I registri erano allora tenuti con molta cura, compilati con rigorose formalità e contengono, a datare dal 1818-1819, gli elenchi degli alunni e le classificazioni ad essi assegnate nei costumi, nell’applicazio-ne nonché nelle materie d’insegnamento (religione, lingua latina e stile, matematica, storia naturale e fisica, geografia e storia). […] Gli alunni dell’anno scolastico 1818-1819 erano 77, suddivisi in ciascuna delle sei classi, a seconda del profitto, come segue: I classe con eminenza, I classe accedentes ad eminentiam, I classe, II e III. […]”  

Ma lo stesso Donadello (cit., p. 16) ebbe modo di rilevare già nel 1979:

“Purtroppo sono risultate infruttuose le ripetute ricerche dell’elenco e del catalogo, da noi condotte nel corso dell’accurato riordino fino al 1866 delle molte […] carte che costituiscono l’archivio del “Tito Livio””.

In ogni caso, era ormai iniziata la nuova storia della scuola, quella nella sua nuova, e attuale, sede. Una storia dominata per i primi 32 anni dalla figura di Giuseppe Bernardi.

28

 Vedi M. DAVI, I duecento anni del liceo Tito Livio, cit., p. 28.

29

 Vedi M. DAVI, I duecento anni del liceo Tito Livio, cit., p. 28.

30

 Vedi M. DAVI, I duecento anni del liceo Tito Livio, cit., p. 28.

31

 Cfr. la “Gazzetta di Milano” 1819 n. 66 (7 marzo) e “Il Messaggere Tirolese” 1819 22 (16 marzo).

32

 L’ordine definitivo di ristrutturazione di S. Giustina a Casa degli Invalidi fu dato a Vienna solo il 21 febbraio 1821 e a Milano solo il 4 maggio 1821. Capace di ospitare 32 ufficiali e 1.300 militari, essa fu pronta solo nel 1822, come recitava la lapide posta sopra la porta principale d’ingresso: LAESO MILITI FRANCISCVS I./ AVSTRIAE IMPERATOR/ MDCCCXXII. Nel giugno 1822 fu nominato a suo Comandante il tenente colonnello Gaetano Soldati, Comandante del Battaglione degli Invalidi Italiani (dell’ex-Esercito Italiano), poi promosso a colonnello. La Casa degli Invalidi entrò in attività il 1° novembre 1823. Fu un altro, grave, errore politico di Francesco I: quegli Invalidi (fatti affluire dal 10 gennaio 1824 non solo dalla Lombardia, dal Veneto e dal Friuli, ma anche dall’Alto Adige, dall’Istria e dalla Dalmazia) avrebbe-ro mantenuto viva a Padova, per decenni (sino al 1864, quando fu trasferita a Cividale del Friuli, dove esisteva ancora nel 1867 con 40 Invalidi superstiti), la memoria palpitante dell’epoca dell’originaria “Rigenerazione” cioè della nascita del sentimento nazionale italiano. E proprio i giovani frequentatori della Casa degli Invalidi sarebbero stati i protagonisti del nuovo Risorgimento, nella giornata dell’8 febbraio 1848 e nei mesi, e negli anni, successivi, sino al 1866. 

33

 Il Convento dei Frati Domenicani di Sant’Agostino era stato soppresso da Napoleone nel 1806 e trasformato da Eugenio nella gigantesca Caserma padovana di Cavalleria del Regno d’Italia. Francesco I avrebbe fatto demolire la Chiesa e riadattare i locali dell’intero complesso, conservando un’ala alla perdurante grandiosa Caserma di Cavalleria, separata con un’ampia “Cavallerizza” dalla nuova ala destinata alla funzione sanitaria, dove fu insediato nello stesso 1819 l’I.R. Ospedale Militare, che vi rimase sino al 1864, quando si trasferì a Santa Giustina, restandovi sino al 1870-74, quando fu trasferito nella sede di Via San Giovanni da Verdara. Santa Giustina era invece diventata in parte sin dal 1866 e in modo esclusivo dal 1874 sede di Comandi Militari Territoriali. Dal 1948 è divenuta “Il Rosso e il Nero” ossia in parte la sede della ricostituita Abbazia Benedettina e in parte rimasta zona militare ossia sede della Caserma “Salomone”, che ospita oggi il Comando Forze Operative Nord (COMFOP-NORD) dell’Esercito.    

34

 La Chiesa di Santo Stefano, che dava il nome a tutto il complesso, occupava la sua ala nord-orientale, con la facciata rivolta a ovest sull’attuale Atrio di Palazzo Santo Stefano e la sua parete meridionale affacciata sul cortile, il cui lato opposto coincide ora con le finestre esterne p.e. dell’Aula di Lettura “Enzo Mandruzzato”, come di tutte le aule dell’ala nord del Chiostro del “Tito Livio”.  

35

 Vedi TH. KUSTER, Das italienische Reisetagebuch Kaiser Franz I. von Österreich aus dem Jahre 1819. Eine kritische Edition, agenda Verlag, Münster 2010, pp. 98-101 (qui tradotte da chi scrive).

36

 Vedi Annuario del R. Ginnasio-Liceo “Tito Livio” di Padova anno scolastico 1922-1923, Padova, Tip. Il Veneto 1923, pp. 4-6. Anche Francesco De Vivo avrebbe confermato nel 1958 l’esistenza di questi due Cataloghi semestrali dell’anno scolastico 1818-1819 con la citata diversa denominazione.